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  Vacation  08/2001

Abruzzo

 

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Guardiagrele


Con un'estensione territoriale di 56 Kmq è uno dei comuni più grandi della provincia di Chieti. La sua tradizionale vocazione di città d'Arte e Artigianato, unita alla posizione di porta naturale d'accesso al Parco della Maiella, ne fanno una meta ambita dal turista. In un breve filmato, conservato negli archivi dell’Istituto Luce e sconosciuto ai più, si vede  un elegantissimo Gabriele d’Annunzio in panama bianco che, da poco giunto al Vittoriale, ricorda la sua terra natale in un modo per i tempi (siamo negli anni Venti ) assai originale. Con un abile montaggio, alle immagini dell’Eremo sul lago di Garda si sovrappongono in rapida successione suggestive inquadrature della terra d’Abruzzo: le marine, i monti, i tesori d’arte più cari al poeta. Tra questi, riconoscibilissimo, il portale del duomo di Guardiagrele, splendido e grandioso esempio di arte Tardo-Gotica, uno dei gioielli più preziosi di questa “Città di pietra ” immortalata nel “Trionfo della morte”. Ma la “Porta della Maiella”, com’è chiamato questo paese antichissimo e ricco di tradizioni aggrappato ai contrafforti della “Montagna Madre ”, è anche la città dell’arte 

 

 

e dell’artigianato. Appena si arriva davanti alla maestosa Porta San Giovanni, si rimane abbagliati dai riflessi del rame che brilla al sole, e l’occhio si perde fra le miriadi di conche, pentole, vasi e brocche di fattura vecchia e nuova, tra gli innumerevoli oggetti in ferro battuto, sciorinati in terra dagli artigiani lungo le mura del paese. Sono tante le botteghe di artigiani a Guardiagrele. A pochi passi dalla porta grande, un fabbro ferraio forgia il metallo su un tavolo in mezzo alla stradina in salita che porta al primo belvedere del paese; accanto c’è un’enorme officina piena di ferri di cavallo da vendere come portafortuna; e poi su per via Roma, il corso di Guardiagrele, a curiosare nelle oreficerie alla ricerca della” presentosa ” più bella o nelle telerie per trovare le stoffe tessute a  mano, O nelle pasticcerie, luoghi di profumi e delizie, alla ricerca dei dolci per cui questo paese incantato va celebre. Impossibile resistere ai “Bocconotti” e alle “ Sise di monache ”. Ma prima di esser presi dalla febbre degli acquisti, si rimane incantati dalle chiese, dalle torri millenarie, dai palazzi di questo paese lungo e stretto situato a 600 metri di altezza. La vista mozzafiato che si gode infatti dal belvedere, chiamato giustamente la " terrazza d’Abruzzo ": è unica: a 360 gradi sul mare, sulle vaste pianure disseminate di campi, sulle montagne. Ecco le linee dolci e armoniose della Maiella che ha qualcosa di magico e di materno insieme. « La Maiella Madre vi guarda e vi benedice in eterno ». Queste parole sono scolpite su una roccia che si trova a poca distanza dal centro di Guardiagrele. La leggenda vuole che la dea Maja sia giunta fin qui dalla Frigia; dopo aver perso il suo bellissimo figlio si sarebbe pietrificata per il dolore trasformandosi in montagna. Ma a Guardiagrele c’è un altro belvedere, che si raggiunge percorrendo tutta via Roma: Largo Garibaldi, pieno di verde; al centro del piccolo parco l’antico Torrione degli Orsini. Dopo una sosta in una trattoria tipica  la più famosa si chiama “ Ta-pù ” che vanta un cuoco di Villa Santamaria, fucina di grandi chef. Val la pena visitare le chiese di Guardiagrele: la deliziosa chiesa di San Francesco del XIV secolo, dal bellissimo portale e dall’ampio chiostro; San Nicola da Bari, sorta su un tempio pagano dedicato a Giove, dal campanile squadrato agli angoli da conci in pietra della Maiella su cui al tramonto si posano le cicogne; San Silvestro, del IV secolo, oggi sconsacrata e adibita a sala di esposizioni. Ma fra tutte spicca Santa Maria Maggiore, duomo di Guardiagrele, che risale al XII secolo, con la sua facciata a forma di torre e il suo ampio porticato ad archi a sesto acuto che si apre sul fianco sinistro della chiesa. Da non perdere il Museo Diocesano che oltre a pregevoli opere lignee del Quattrocento, custodisce frammenti della croce di Nicola da Guardiagrele. Conosciuto soltanto per le sue opere, come un dio, perché nulla si sa della sua vita ( certa solo la data della sua morte: 1462 ), questo insigne cesellatore, celebrato dal Vasari anche come scultore, ha lasciato grandi capolavori di oreficeria come la croce dell’Aquila, del 1434, e lo splendido paliotto del duomo di Teramo. Nel suo paese di origine restano solo tre medaglioni smaltati e un gruppo d’argento dorato che facevano parte di una croce trafugata e smembrata nel 1979. Ma Guardiagrele vanta anche un altro personaggio importante: Modesto Della Porta, il più grande poeta dialettale d’Abruzzo. Nato nel 1885, Mite sarto per tutta la vita; si trasferì a Roma dove ebbe come clienti i più famosi personaggi dell’epoca; nel 1933 pubblicò la sua raccolta di versi dialettali “Ta-pù”. Protagonista della storia in versi è un povero scarparo che suona il trombone ( il titolo del libro riproduce appunto il suono del trombone ). Della raccolta Modesto Della Porta inviò una copia a Gabriele d’Annunzio, definendosi « il più umile tra i suoi devoti, ma non ne ebbe risposta. Il volumetto è ancora li, al Vittoriale, intonso. 

 

 

 

Le Presentose

 

Gioielli per parlar d’amore

 

Ce ne sono per tutti i gusti e per tutte le tasche di“ presentose ” a Guardiagrele. Grandi e vistose, piccole e quasi eteree, d’oro o d’argento, di fattura semplice o complicata da arabeschi e volute. Prodotto tipico dell’oreficeria abruzzese, celebre per i suoi delicati lavori di filigrana, la “ prsentosa ” fa parte del corredo di gioie di una ragazza “ da marito ”, come si diceva un tempo, e vanta una tradizione più che secolare: nominata infatti fra i gioielli dotali di una sposa  abruzzese già nei primi anni dell’Ottocento. Donata dal fidanzato alla sua amata come“ presente” ( da cui il nome “ presentosa ” ), questo  romantico gioiello è in realtà un ciondolo a forma di stella con uno o due cuori al centro contornati da piccole spirali. E’ anche una  sorta di  “ presentazIone ” della persona che lo porta perchè indica se questa è sentimentalmente legata, se è sposata, o se è libera. La “ single ” porta la presentosa con un solo cuore al centro; la fidanzata possiede quella con due cuorI, la moglie invece ha una coppia di cuori uniti da una mezzaluna rovesciata. La ” presentosa ” classica è quella destinata alle fidanzate; piuttosto grande  ( la stella può arrivare ad avere venti punte d’oro), con I due cuori al centro contornati da motivi che variano a seconda della fantasia di ogni orefice. Guardiagrele, con Agnone. è stata indivIduata come il luogo di produzione più artico della presentosa, che in passato veniva realizzata con oro basso ( 8 o 12 carati ). Esemplari superbi di presentose dell’Ottocento e dei primi del Novecento si possono ammirare nella bella pubblicazione illustrata di Adriana Gandolfi ( La Presentosa, edito a Pescara dall’Associazione Orafi abruzzesi ). Non poteva il solito d’Annunzio, esteta finissimo e cultore delIe più suggestive tradizioni della sua terra, che mettere la presentosa sul petto di Candia, la contadina del  “ Trionfo della Morte “. E ancora oggi non manca chi alimenta questa bella tradizione creando continue varianti a questo gioiello e persino chi scrive versi In suo onore. “...Ora pronto un cuore che  stilla il mio profondo seme imprigionato/dalle filigrane e dalla luna infiorato ...“,canta un orefice-poeta abruzzese Tito Rubini

 

 

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